Non ho niente da nascondere

Internet non è una novità, eppure lo sembra. Nonostante la parvenza di anonimato data dal "non metterci la faccia", la Rete offre a chiunque gli strumenti per raccogliere dati in modo continuo e preciso. Anche la frase "se è gratis, allora il prodotto sei tu" non è nuova, ma spesso il ragionamento si ferma a "tanto io non ho niente da nascondere", che oltre ad essere falso sembra rendere colpevole chi qualcosa da nascondere, naturalmente, ce l'ha.

La privacy è alla base di ogni stato democratico. Senza privacy non possono esistere le libertà di pensiero e di espressione, perché ogni idea progressista può essere censurata prima di vedere la luce. Senza privacy si può, probabilmente, costruire una società in cui tutti rispettano le regole alla perfezione, ma può soltanto tradursi in una società stagnante, dove ogni infrazione è stroncata sul nascere. I partigiani durante la resistenza erano a tutti gli effetti fuorilegge, eppure oggi nessuno dubita del loro operato, se non qualche nostalgico del Partito. Semplicemente perché è cambiata la legge, e di conseguenza il significato di giusto e sbagliato, di legale e di illegale.

I dati raccolti di per sé non sono malvagi, non hanno una personalità, ma è l'uso eventuale che ne può esser fatto che li rende pericolosi. Le aziende e i governi cambiano, e di conseguenza le politiche aziendali e statali, mentre i dati restano gli stessi, ben conservati. Se prima del cambio magari poteva esserne fatto un uso ragionevole, dopo la situazione può peggiorare enormemente. Non essendo possibile prevedere l'uso che ne sarà fatto è meglio tagliare alla radice, evitando ogni tipo di raccolta dati. Una pessima gestione può essere inoltre soggetta ad attacchi hacker, che non si faranno troppi problemi sull'etica delle proprie azioni.

Chi si dimostra indifferente sulla privacy danneggia infine la società intera, anche se in modo indiretto. Tutti quanti usiamo elementi di tecnologia complessi, che non comprendiamo o non possiamo comprendere ma che possono finire per compromettere anche la privacy di chi è vicino. Se si usa uno spyware sullo smartphone che scansiona ogni dispositivo nei dintorni con Wifi, Bluetooth o qualsiasi altro sistema, allora si indebolisce indirettamente anche chi è intorno. Lo spyware può esistere in varie forme, non si presenta di sicuro con il nome "Scaricami sono uno spyware". Non sono rare app che fanno il loro mestiere, ma che richiedono permessi assurdi rispetto a quello che devono fare. Un esempio: in un impulso di nostalgia volevo riscaricarmi Deer Hunter, una volta aperto il gioco rifiuta di avviarsi senza l'accesso alle chiamate. Sul serio? A cosa potrà mai servire una funzione del genere ad un gioco praticamente offline?

La tecnologia deve essere al servizio dell'uomo. Quando però si è costretti a usare uno strumento che non ci è chiaro, ma che fa un lavoro utile, non possiamo far altro che fidarci. Normalmente nella storia siamo stati abituati da sempre ad acquistare dei prodotti e a valutarli sulla base della sue caratteristiche. Oggi non basta, infatti bisogna anche valutare le anticaratteristiche che implicano. Una camera IP, sempre connessa ad internet, può anche essere un utile strumento di sorveglianza, ma ha senso fidarsi di quel che dice di trasmettere? Non mancano gli esempi di telecamere sempre connesse che inviano dati in chiaro, magari in Cina. Nonostante tutto, ne vale ancora la pena?

A questo punto bisogna agire. Si può iniziare a preferire il software libero, che permette a chiunque di leggere cosa fa il programma. Si può iniziare a decentralizzare di più i dati su Internet, evitando di avere tutti servizi possibili affidati ad esempio a Google. Si può installare Linux, per un maggiore controllo non solo delle applicazioni ma del computer nella sua interezza. Oppure si possono scrivere post che non legge nessuno per schiarirsi ulteriormente le idee.

Insomma l'importante è muoversi, smettendo di vivere come positiva o di accettare passivamente ogni tecnologia che viene presentata.


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